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Ecobonus e bonus casa: le differenze per l’isolamento termico


 
Il fabbisogno termico e la qualità ambientale della costruzione, e dunque le prestazioni energetiche del sistema edificio-impianto, sono sensibilmente influenzati dagli elementi tecnici che compongono l’involucro edilizio.
 
In questo contesto le chiusure verticali, alle quali corrisponde una porzione consistente della superficie disperdente d’involucro, specialmente negli edifici multipiano, hanno una grande importanza.
 
Diverse misure d’intervento mirano a ridurre la trasmittanza termica delle pareti, a migliorarne le prestazioni termiche dinamiche e a regolarne gli scambi per irraggiamento. L’efficacia delle diverse soluzioni è legata alle condizioni climatiche locali, alle peculiarità morfologiche, costruttive e distributive dell’edificio, al rapporto fra questo e l’ambiente che lo circonda.
 
Notevole interesse suscita l’
 
L’applicazione di sistemi d’isolamento termico sul paramento esterno (noti come sistemi “a cappotto” o ETICS, External Thermal Insulation Composite Systems, in merito ai quali sono stati pubblicati nel 2018 il rapporto tecnico UNI/TR 11715 e la norma UNI 11716) è estremamante interessante anche per la possibilità di limitare le lavorazioni interne e mantenere inalterata la superficie utile delle unità immobiliari.
 
La necessità di elaborare un progetto unitario, che interessi le parti comuni dell’edificio e la facies dello stesso, rende evidente il ruolo del condominio nella realizzazione di questo sistema d’isolamento.
 
La coibentazione termica delle chiusure verticali può beneficiare sia delle detrazioni per ristrutturazione edilizia (“bonus casa”) sia di quelle per riqualificazione energetica (“ecobonus”).
 
Le due agevolazioni, non cumulabili, si distinguono per l’ammontare complessivo di spesa, per l’aliquota di detrazione, per i requisiti tecnici da soddisfare affinché l’intervento sia giudicato ammissibile.
 

Il bonus casa

 
Il “bonus casa”, disciplinato dall’articolo 16-bis del D.P.R. 917 del 1986, è destinato al recupero del patrimonio residenziale esistente.
 
Esso pernette una detrazione dall’IRPEF, attraverso dieci quote annuali di pari importo, una cifra corrispondente al 50% delle spese sostenute fino a un ammontare massimo di 96.000 euro; quest’ultimo, se gli interventi riguardano le parti comuni, si applica a ciascuna unità immobiliare. 
 
L’agevolazione, che solo per le parti comuni ammette le opere di manutenzione ordinaria, include gli interventi volti a conseguire risparmi energetici, come l’applicazione di un sistema d’isolamento “a cappotto”.
 

L’ecobonus

 
L’“ecobonus”, iconsiste in una detrazione dall’IRPEF o dall’IRES (solo per immobili strumentali) pari a una quota delle spese sostenute per la riqualificazione energetica di edifici esistenti, anche a destinazione non residenziale.
 
Esso è suddiviso in dieci quote annuali di pari importo ma, diversamente dal “bonus casa”, consente un meccanismo alternativo di fruizione mediante cessione del credito.
 
L’Agenzia delle Entrate ne ha specificato le modalità di fruizione attraverso diversi provvedimenti, fra i quali spiccano quelli del 28 agosto 2017 e del 18 aprile 2019.
 

Il comma 345

 
Molteplici disposizioni legislative hanno modificato gli interventi ammessi all’“ecobonus”, i relativi requisiti, le aliquote e i limiti di detrazione. Per la coibentazione dell’involucro, riconducibile all’articolo 1, comma 345, della L. 296 del 2006, la legge di bilancio per il 2019 ha confermato la percentuale di detrazione al 65% e il limite massimo a 60.000 euro per unità immobiliare.
 
Se il “bonus casa” richiede il rispetto della vigente legislazione nazionale e locale sull’efficienza e le prestazioni energetiche degli edifici, l’“ecobonus” prescrive il soddisfacimento di ulteriori requisiti tecnici.
 
Affinché la coibentazione delle chiusure verticali sia agevolata, l’edificio sul quale si opera dev’essere dotato d’impianto termico e l’intervento, oltre a riguardare componenti già esistenti e posti a delimitare il volume riscaldato, deve rispettare i limiti di trasmittanza termica fissati dal D.M. 26 gennaio 2010.
 

Detrazioni al 70-85%

 
Nel contesto dell’“ecobonus”, l’attenzione alle parti comuni condominiali è evidente nell’articolo 14, comma 2-quater, del D.L. 63 del 2013 (convertito dalla L. 90 del 2013).
 
Per le spese sostenute dall’inizio del 2017 alla fine del 2021, infatti, la riqualificazione energetica delle parti comuni di edifici condominiali è stimolata attraverso agevolazioni particolarmente vantaggiose. In particolare, se l’intervento interessa l’involucro per più del 25% della superficie disperdente lorda, configurandosi dunque come ristrutturazione importante di secondo livello, la detrazione spetta nella misura del 70%, con un ammontare complessivo di spesa pari al prodotto fra 40.000 euro e il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio. Nuovamente, l’agevolazione fiscale è destinata a edifici dotati d’impianto termico e interessa la riqualificazione di elementi tecnici esistenti; questi, oltre a delimitare il volume riscaldato, prima dei lavori devono avere una trasmittanza superiore alle soglie fissate dal D.M. 26 gennaio 2010 (tabella 2) e, a intervento realizzato, devono conseguire valori inferiori o uguali a tali limiti.
 
Se l’intervento migliora la prestazione energetica invernale ed estiva dell’edificio in misura sufficiente almeno a mutarne la qualità da “bassa” in “media” (secondo le tabelle 3 e 4 del D.M. 26 giugno 2015, “Linee guida nazionali per l’attestazione della prestazione energetica degli edifici”), si applica un’aliquota del 75%.
 
Secondo quanto disposto dalla legge di bilancio del 2018, se gli interventi sulle parti comuni di edifici condominiali coniugano la riqualificazione energetica dell’involucro con una riduzione della classe di rischio sismico, l’aliquota cresce ulteriormente (80% e 85% per una riduzione pari rispettivamente a una e due classi), e con essa l’ammontare complessivo di spesa (136.000 euro per il numero di unità immobiliari). Questa detrazione per misure combinate è alternativa a quella per interventi antisismici realizzati su parti comuni condominiali.
 

La comunicazione all’ENEA


 
Secondo quanto stabilito dal D.M. 19 febbraio 2007 (e successive modificazioni), chi intende avvalersi dell’ecobonus è tenuto a trasmettere all’ENEA, entro novanta giorni dalla data di fine dei lavori, una scheda descrittiva degli interventi realizzati. La legge di bilancio del 2018 ha prescritto un analogo adempimento, nel contesto del “bonus casa”, per gli interventi che comportano risparmio energetico o l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia.
 
Il dettaglio informativo richiesto nella comunicazione dei dati è maggiore per l’ecobonus: in questo caso, infatti,  la scheda descrittiva dev’essere compilata e sottoscritta da un tecnico abilitato, iscritto al proprio albo professionale. In entrambi i casi, la scheda riguardante i lavori svolti su parti comuni condominiali non è specifica per unità immobiliare ma al contrario riporta i dati dell’intervento nella sua interezza.
 

I controlli dell’ENEA


 
Oltre al maggior dettaglio di informazioni, l’ecobonus richiede una più nutrita documentazione tecnica. Questi documenti, insieme ad altri di carattere amministrativo, devono essere conservati per dimostrare la sussistenza dei requisiti d’accesso al beneficio fiscale.
 
Per l’ecobonus, infatti, la legge di bilancio per il 2017 ha introdotto controlli a campione sugli interventi di riqualificazione dell’involucro di parti comuni condominiali. Il compito delle verifiche documentali e in situ, estese dalla successiva legge di bilancio a tutti gli interventi agevolati, è attribuito all’ENEA, secondo le modalità definite dal D.M. 11 maggio 2018.