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UNI 10200:2018, i quesiti più comuni!

 

 
L’ 11 ottobre 2018 è stata pubblicata a catalogo UNI, ed è entrata pertanto in vigore, la nuova norma tecnica UNI 10200:2018 (relativa alla ripartizione delle spese di riscaldamento, raffrescamento ed ACS), sostituendo la precedente versione del 2015, non più in vigore.
 
I quesiti relativi all’argomento sono però ancora molteplici e, proprio per questo, riportiamo quelli più comuni, con le relative risposte.
 

Quesito n°1: regola dell’arte o documento cogente?

 
Ogni norma tecnica rappresenta la “regola dell’arte” rispetto a cui è doveroso, tutelante ed auspicabile attenersi per svolgere correttamente il proprio operato.
 
Già da questa premessa, risulta evidente che ogni termotecnico dovrebbe operare in conformità alla versione corrente ed aggiornata della norma UNI 10200:2018.
 
La norma UNI 10200, inoltre, è espressamente richiamata da un documento legislativo, che la converte da norma di applicazione “volontaria” a norma “cogente”, cioè di applicazione obbligatoria.
 

Quesito n°2: versione 2015 o 2018?

 
In questo caso la risposta è semplice: come già detto bisogna attenersi alla versione della norma UNI 10200 corrente ed effettivamente in vigore, ossia alla norma UNI 10200:2018.
 
Il documento legislativo richiamante la UNI 10200 è costituito dal D.Lgs. 102/14 che è stato successivamente modificato ed integrato dal D.Lgs. 141/16.
 
Quest’ultimo decreto ha introdotto una possibilità di deroga dall’applicazione della norma UNI 10200 purché si attesti la presenza di una differenza di almeno il 50% tra i fabbisogni specifici delle singole unità immobiliari, rimarcando però, quale criterio privilegiato, la necessità di attenersi, ai fini della ripartizione delle spese, alla norma UNI 10200 ed alle sue successive modifiche ed integrazioni.
 

Quesito n°3: adeguamento alla norma UNI 10200:2018: onere o vantaggio?

 
A partire dall’11.10.18 la documentazione di progetto precedentemente redatta a supporto della ripartizione delle spese (prospetto millesimale, prospetto riassuntivo delle prestazioni energetiche, prospetto previsionale), va adeguata alla nuova normativa, così da consentire la corretta applicazione della metodologia di riparto da essa prescritta.
 
L’adeguamento della documentazione alla nuova normativa costituisce un effettivo miglioramento e non un semplice onere
 
La norma UNI 10200 costituisce infatti lo strumento operativo mediante cui il D.Lgs. 102/14, recepimento della Direttiva 2012/27/UE, si propone di applicare i principi di correttezza ed equità enunciati dalla Direttiva stessa.
 
L’elemento più importante, in questo contesto, è che la ripartizione spese venga effettuata sulla base dei consumi effettivamente registrati, presupponendo una corretta valutazione delle componenti volontaria ed involontaria del consumo totale.
 
La norma UNI 10200:2015 era però affetta da alcune criticità applicative, oltre che da alcune lacune.
 
Lo scopo della revisione della norma è stato proprio quello di risolvere le predette problematiche, e quindi essa implica un vantaggio, anche se alcuni limiti sono ancora esistenti.
 
Ove la norma non sia sufficientemente esaustiva o soddisfacente, ci si appella tuttavia, in assenza di prescrizioni o “divieti” espliciti, alla competenza ed esperienza del termotecnico, che costituiscono, se supportate da considerazioni tecniche ed oggettive, la miglior garanzia di un risultato corretto ed equo.
 
Va infine aggiunto che l’adeguamento alla nuova norma UNI 10200:2018 non è da considerarsi una prassi onerosa o una complicazione.
 

– La precisazione circa gli edifici già adeguatisi

 
È inoltre importante sottolineare uno specifico passaggio del D.Lgs. 102/14, che, seppur apparentemente breve ed irrilevante, può creare molti fraintendimenti.
 
All’art. 9, comma 5, lettera d, si specifica infatti che le disposizioni fornite dal decreto in merito alla ripartizione delle spese di riscaldamento, raffrescamento ed ACS, sono da ritenersi “facoltative” per gli edifici polifunzionali ed i condomini i quali, al momento della pubblicazione del decreto stesso, avessero già provveduto all’installazione dei dispositivi di contabilizzazione ed al relativo riparto delle spese.
 
Fermo restando che l’obbligo di ripartire le spese sulla base dei consumi effettivi è sancito dalla Legge 10/91, oltre che dalla Direttiva Europea 2012/27/UE, di cui il D.Lgs. 102/14 costituisce il recepimento, si ritiene che le sopraddette righe non possano in alcun modo contraddire tale obbligo, bensì vadano interpretate in modo consono ed uniforme ad esso.
 
Analogamente le medesime righe non possono in alcun modo essere in contrasto con la soprastante prescrizione, riportata solo poche righe prima, secondo cui occorre fare riferimento alla versione corrente della norma UNI 10200, comprensiva cioè delle varie modifiche ed integrazioni.
 
L’interpretazione più plausibile è quindi che il legislatore abbia voluto, mediante tali precisazioni, sgravare di ulteriori oneri i condomini ed edifici polifunzionali i quali avessero già provveduto, prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni ad adempiere agli obblighi previsti dalle disposizioni precedenti (ossia la norma UNI 10200:2013 ed il precedente testo del D.Lgs. 102/14), in ogni caso già rispondenti a principi fondanti ed ineludibili quali il contenimento dei consumi ed il riparto delle spese in funzione dei prelievi effettivamente registrati.
 

Quesito n°4: NORMA UNI 10200 o deroga?

 
Spesso ci si chiede se sia preferibile applicare in modo integrale la norma UNI 10200 oppure ricorrere alla deroga fornita, ove sussistano le ne-cessarie condizioni, dal D.Lgs. 141/16.
 
In base a tutte le considerazioni riportate fino ad ora la risposta risulta abbastanza semplice.
 
Il ricorso alla deroga a prima vista sembra tuttavia la soluzione più semplice, ma non lo è.
 
La metodologia fornita dalla norma UNI 10200, secondo cui ognuno deve pagare in proporzione ai propri consumi, effettivi (per quanto riguarda la quota volontaria) o potenziali (per quanto riguarda quella involontaria), è volta al rispetto dei principi di correttezza ed equità definiti dalla Direttiva Europea.
 
La metodologia fornita dalla deroga, basata sulla definizione di percentuali fisse, avulse da qualsiasi criterio, oltre che su millesimi “personalizzati”, di qualsivoglia tipologia, non può certo garantire, invece, il rispetto dei predetti principi.
 
Va infine sottolineato che l’applicazione della deroga presuppone comunque, ai fini della verifica di sussistenza delle necessarie condizioni, una modellazione dell’edificio ed un calcolo dei fabbisogni. Per quale motivo quindi, una volta assolti i principali presupposti ed effettuati i passaggi più onerosi, si dovrebbe propendere per un criterio più infondato ed iniquo, a sfavore invece di quello più ogget-tivo ed equo?
 
Se inoltre l’obiettivo fosse quello di tutelare le utenze più sfavorite, contraddistinte da maggiori consumi, non si conseguirebbe neppure tale scopo, considerato che, secondo la metodologia prevista dalla deroga, la quota di spesa preponderante è proprio quella basata sui consumi.
 
La metodologia fornita dalla deroga non permette inoltre di tener conto di alcune peculiarità caratteristiche dello specifico edificio ed influenti sulla correttezza del riparto.
 
Al riguardo va inoltre sottolineato come una scorretta valutazione del consumo involontario, basata ad esempio su percentuali precostituite, determinerebbe un andamento instabile del valore energetico dell’unità di ripartizione, il quale dovrebbe essere invece contraddistinto da un andamento costante.
 
L’appendice F della norma UNI 10200 prescrive proprio a tale riguardo una specifica metodologia di verifica del valore energetico dell’unità di ripartizione (diagrammi di Cusum), implementata nel software EC710.
 
È quindi compito del termotecnico, sulla base della propria professionalità, competenza ed esperienza, illustrare all’Assemblea Condominiale le varie opzioni, supportandola nelle corrette valutazioni ed avvalorando la soluzione non più semplicistica bensì effettivamente preferibile, a tutela della correttezza ed equità del riparto.